http://www.comune.torino.it/pdf/legittima_difesa_donne_2011.pdf
Libero pensiero a ritroso per la rincorsa e la ripartenza per il prossimo viaggio astrale, in compagnia delle più belle favole.
La mobilità sostenibile
domenica 25 settembre 2011
venerdì 23 settembre 2011
Sciopero nazionale di 8 ore di tutto il personale Fs
Ferrovie, stop il prossimo 21 ottobre
Sciopero nazionale di 8 ore di tutto il personale Fs
A proclamare l’astensione dal lavoro, annunciata nei giorni scorsi a seguito della rottura delle relazioni industriali con l’azienda, sono le sigle sindacali del comparto: Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti e Fast Ferrovie
Sciopero nazionale di 8 ore di tutto il personale Fs
A proclamare l’astensione dal lavoro, annunciata nei giorni scorsi a seguito della rottura delle relazioni industriali con l’azienda, sono le sigle sindacali del comparto: Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti e Fast Ferrovie
domenica 18 settembre 2011
Il ccnl della mobilità
L' amministratore delegato: senza l' aumento delle tariffe sarà necessario tagliare

ROMA - Tagli del servizio o aumenti di tariffa. Non ci sono altri rimedi, secondo l' amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, alla riduzione dei trasferimenti statali dal governo agli enti locali. Oggi le Regioni riconsegneranno simbolicamente a Roma i contratti di trasporto pubblico locale, compresi quelli dei treni, che sanno di non poter più onorare economicamente e Moretti, in viaggio su un Frecciarossa Roma-Milano tutto dedicato allo start up delle imprese, chiosa: «Ci sarà un gravissimo problema di restrizione che dovremo ben considerare perché per noi significa perdere introiti. Comunque - ha aggiunto - i contratti hanno validità formale e se le Regioni non vogliono più i servizi ci sono clausole risolutorie, dicano cosa non vogliono più». Il manager è convinto che una soluzione si possa trovare: «Gli enti locali possono razionalizzare i servizi forniti da treno e autobus sulla stessa linea, per esempio, e concentrarli nelle grandi città e nelle ore di punta. E poi hanno la leva delle tariffe che non sono ancora al livello europeo». Moretti si è soffermato su un altro provvedimento della manovra approvata ieri: l' articolo 8 che introduce ampie deroghe ai contratti collettivi nazionali ma che, allo stesso tempo, impone, in particolare alle aziende ferroviarie, di attenersi al contratto di settore. «Una base contrattuale non dovrebbe impaurire nessuno» ha detto Moretti indirettamente rivolgendosi alle imprese private che hanno contestato il richiamo al contratto nazionale. Per Moretti non ha senso concedere deroghe alle aziende in start up, come il concorrente Ntv presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, perché «la nostra impresa ha sei miliardi di debiti che vengono da lontano e deve resistere sul mercato». Per questo l' amministratore delegato ha richiamato Confindustria alla difesa della contrattazione collettiva: «Confindustria - ha detto - deve essere un' organizzazione sindacale e non politica. E sui contratti deve difendere una base contrattuale anche minima ma comune». Quanto al contratto nazionale ormai scaduto, Moretti ha detto che dovrà essere rinnovato entro settembre «altrimenti liberi tutti». Il che equivarrebbe a una disdetta del contratto in corso. A proposito dei conti il manager ha affermato che saranno migliori del 2010 e delle previsioni semestrali. Moretti ritiene peraltro «ancora valida l' ipotesi di emettere bond da parte di Fs, visto che diversi sondaggi ci dicono che la nostra situazione è abbastanza tranquillizzante. Ma in questo momento non abbiamo bisogno di liquidità» ha concluso. Per la fine dell' anno è prevista invece la cessione della rete elettrica che con ogni probabilità vedrà come acquirente naturale Terna: «Ma prima dovrà essere fatta una valutazione della rete da parte dell' Autorità per l' energia». Quanto alla vicenda AnsaldoBreda, che ieri ha visto rincorrersi voci di cessione in Borsa, Moretti ha auspicato che in Italia non vengano liquidate tutte le aziende industriali e ha rimarcato che in altri Paesi si fa di tutto per difendere i «campioni nazionali» dalla concorrenza straniera.
Fonte: corriere.it

ROMA - Tagli del servizio o aumenti di tariffa. Non ci sono altri rimedi, secondo l' amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, alla riduzione dei trasferimenti statali dal governo agli enti locali. Oggi le Regioni riconsegneranno simbolicamente a Roma i contratti di trasporto pubblico locale, compresi quelli dei treni, che sanno di non poter più onorare economicamente e Moretti, in viaggio su un Frecciarossa Roma-Milano tutto dedicato allo start up delle imprese, chiosa: «Ci sarà un gravissimo problema di restrizione che dovremo ben considerare perché per noi significa perdere introiti. Comunque - ha aggiunto - i contratti hanno validità formale e se le Regioni non vogliono più i servizi ci sono clausole risolutorie, dicano cosa non vogliono più». Il manager è convinto che una soluzione si possa trovare: «Gli enti locali possono razionalizzare i servizi forniti da treno e autobus sulla stessa linea, per esempio, e concentrarli nelle grandi città e nelle ore di punta. E poi hanno la leva delle tariffe che non sono ancora al livello europeo». Moretti si è soffermato su un altro provvedimento della manovra approvata ieri: l' articolo 8 che introduce ampie deroghe ai contratti collettivi nazionali ma che, allo stesso tempo, impone, in particolare alle aziende ferroviarie, di attenersi al contratto di settore. «Una base contrattuale non dovrebbe impaurire nessuno» ha detto Moretti indirettamente rivolgendosi alle imprese private che hanno contestato il richiamo al contratto nazionale. Per Moretti non ha senso concedere deroghe alle aziende in start up, come il concorrente Ntv presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, perché «la nostra impresa ha sei miliardi di debiti che vengono da lontano e deve resistere sul mercato». Per questo l' amministratore delegato ha richiamato Confindustria alla difesa della contrattazione collettiva: «Confindustria - ha detto - deve essere un' organizzazione sindacale e non politica. E sui contratti deve difendere una base contrattuale anche minima ma comune». Quanto al contratto nazionale ormai scaduto, Moretti ha detto che dovrà essere rinnovato entro settembre «altrimenti liberi tutti». Il che equivarrebbe a una disdetta del contratto in corso. A proposito dei conti il manager ha affermato che saranno migliori del 2010 e delle previsioni semestrali. Moretti ritiene peraltro «ancora valida l' ipotesi di emettere bond da parte di Fs, visto che diversi sondaggi ci dicono che la nostra situazione è abbastanza tranquillizzante. Ma in questo momento non abbiamo bisogno di liquidità» ha concluso. Per la fine dell' anno è prevista invece la cessione della rete elettrica che con ogni probabilità vedrà come acquirente naturale Terna: «Ma prima dovrà essere fatta una valutazione della rete da parte dell' Autorità per l' energia». Quanto alla vicenda AnsaldoBreda, che ieri ha visto rincorrersi voci di cessione in Borsa, Moretti ha auspicato che in Italia non vengano liquidate tutte le aziende industriali e ha rimarcato che in altri Paesi si fa di tutto per difendere i «campioni nazionali» dalla concorrenza straniera.
Fonte: corriere.it
L'ESPRESSO PARLA DI CGIL E CGIL RISPONDE
Sparare sul sindacato - e in particolare sulla Cgil - pare sia diventato ormai uno sport nazionale che sembra affascinare troppi giornalisti. ...................................................................................
E' indubbio che le organizzazioni confederali danno fastidio; ci fu un collega dell'autore che arrivò a scrivere che i delegati sindacali sono diventati troppi, più dei carabinieri, un costo che il Paese non può sopportare.
Per tutte queste considerazioni ci riserviamo, pertanto, di valutare anche se esistono le condizioni per la richiesta di un risarcimento per il danno di immagine subito dalla nostra organizzazione.
Susanna Camusso
Segretario Generale Cgil
http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=16339venerdì 16 settembre 2011
Funzionario scomodo
Funzionario scomodo della Cgil: «Licenziato»
---------....................Sono il funzionario CGIL coinvolto nei tafferugli dello scorso 08 settembre a Salsomaggiore. La mia vicenda, balzata agli onori della cronaca nazionale come un qualcosa di fuori dal comune, e che ha lasciato tutti basiti, ha creato un terremoto mediatico durato poche ore. Come è noto la vicenda in sè per sé quasi banale, è stata riportata su quasi tutti i quotidiani nazionali. Perché? La risposta è semplice e scontata: Un funzionario della Cgil non può permettersi di esporsi in questo modo, ne va l’immagine dell’organizzazione.
Fortunatamente la dinamica dei fatti accaduti quel pomeriggio, è molto chiara, anche grazie alle registrazioni video, facilmente reperibili anche su internet. Quel giorno insieme ad altri compagni ci siamo ritrovati per attuare un’azione pacifica di dissenso nei confronti di una manifestazione che aveva ben poco di sportivo e molto di mera propaganda politica, a tal proposito ci tengo a specificare che i partecipanti alla competizione sono vittime come tutti, ma anche complici, in quanto avevano comunque la possibilità di rifiutarsi di partecipare. La protesta si stava risolvendo come nel più classico dei modi, come spesso avviene nelle manifestazioni non violente, quando un gruppo di persone non identificate, ha preso parte allo sgombro del presidio, e con insulti e violenza fisica, ha cominciato a creare disordine e tensione, sotto lo sguardo compiacente delle forze dell’ordine presenti, e reputate a mantenere l’ordine pubblico..............................................
Fortunatamente la dinamica dei fatti accaduti quel pomeriggio, è molto chiara, anche grazie alle registrazioni video, facilmente reperibili anche su internet. Quel giorno insieme ad altri compagni ci siamo ritrovati per attuare un’azione pacifica di dissenso nei confronti di una manifestazione che aveva ben poco di sportivo e molto di mera propaganda politica, a tal proposito ci tengo a specificare che i partecipanti alla competizione sono vittime come tutti, ma anche complici, in quanto avevano comunque la possibilità di rifiutarsi di partecipare. La protesta si stava risolvendo come nel più classico dei modi, come spesso avviene nelle manifestazioni non violente, quando un gruppo di persone non identificate, ha preso parte allo sgombro del presidio, e con insulti e violenza fisica, ha cominciato a creare disordine e tensione, sotto lo sguardo compiacente delle forze dell’ordine presenti, e reputate a mantenere l’ordine pubblico..............................................
http://www.liberazione.it/news-file/Funzionario-scomodo-della-Cgil---Licenziato-.htm
giovedì 15 settembre 2011
Difensori dei più deboli per contratto
..............................................................Esiste
però la cronaca dei fatti. Eppure la Camusso, di fronte a tanta
cronaca, ha deciso di replicare passando direttamente alle vie legali,
ovvero querelando il Tg1 per diffamazione con annessa richiesta di
danni. L’azione legale è stata intrapresa, altro fatto alquanto anomalo
per un sindacato che è sceso in piazza per la libertà di stampa (di chi a
questo punto, viene da chiedersi), saltando addirittura la casella del
diritto di replica con richiesta di rettifica, come ha chiesto
addirittura l’Associazione Stampa romana, il sindacato
dei giornalisti della Capitale, storicamente vicina alla Cgil. Per dire,
il giorno dello sciopero generale gli uffici del sindacato romano erano
chiusi. Ma quando è troppo è troppo. «Dobbiamo ribadire con fermezza
che riteniamo la denuncia per diffamazione un inaccettabile sistema
intimidatorio nei confronti dei colleghi», recita una nota emessa in
serata da Stampa romana, «non sarebbero mancati i metodi per rimediare,
là dove lo si fosse ravvisato, a un errore o a un’incompletezza: la Cgil
poteva chiedere una rettifica o di rendere conto delle proprie
posizioni, magari attraverso un’intervista della stessa Camusso al Tg1.
La libertà d’informazione si fonda su due cardini: l’autonomia dei
giornalisti e la tutela dei cittadini, entrambe vanno tutelate pena uno
squilibrio che finirebbe per mettere a rischio uno dei pilastri della
convivenza democratica».
E
ora la Camusso che fa, querela anche il sindacato romano? Sostenendo,
magari, che la nota di Stampa romana ha lo stesso tono diffamatorio del
Tg1, accusato di aver trasmesso un servizio «lesivo dell’onore, della
reputazione e dell’immagine della Cgil»...................................http://www.libero-news.it/blog.jsp?id=1672#.TnI8VpO6FxU.facebook
domenica 11 settembre 2011
Dal direttivo nazionale della CGIL
..................................................Come dire che è stata abolita la democrazia interna,cioè il voto
vincolante degli iscritti alla CGIL come previsto dalle norme statutarie
della nostra Organizzazione, perché a quel punto la consultazione dopo
la firma è una colossale presa in giro, non rispettosa della dignità dei
lavoratori.
Di fatto si vuole in questo modo imporre l'accordo del 28 giugno che non a caso non prevede il voto dei lavoratori e delle lavoratrici sui loro accordi.
Non riesco a capacitarmi del fatto che si discute, si delibera, si decide sui contratti e sulla democrazia senza che i diretti interessati possano mai pronunciarsi e decidere liberamente. Una vera e propria deriva che può riguardare la stessa mutazione genetica della CGIL, visto che è stato perfino possibile fare un documento nel mese di agosto con tutte le forze sociali e presentarlo al Governo, dove al primo punto è prevista la richiesta di inserire nella Costituzione il pareggio di bilancio, mentre il documento CGIL sulla contro-manovra dice esattamente l'opposto.
Nel Direttivo tutti hanno ritenuto opportuno di non parlarne.
http://www.lacgilchevogliamo.it/cms/la-cgil-che-voglia-su-direttivo-9-settembre
Di fatto si vuole in questo modo imporre l'accordo del 28 giugno che non a caso non prevede il voto dei lavoratori e delle lavoratrici sui loro accordi.
Non riesco a capacitarmi del fatto che si discute, si delibera, si decide sui contratti e sulla democrazia senza che i diretti interessati possano mai pronunciarsi e decidere liberamente. Una vera e propria deriva che può riguardare la stessa mutazione genetica della CGIL, visto che è stato perfino possibile fare un documento nel mese di agosto con tutte le forze sociali e presentarlo al Governo, dove al primo punto è prevista la richiesta di inserire nella Costituzione il pareggio di bilancio, mentre il documento CGIL sulla contro-manovra dice esattamente l'opposto.
Nel Direttivo tutti hanno ritenuto opportuno di non parlarne.
http://www.lacgilchevogliamo.it/cms/la-cgil-che-voglia-su-direttivo-9-settembre
CGIL dopo congresso
Maurizio Scarpa
Una storia sbagliata
“chi può più di quanto sappia, lascia il sapere e sceglie il potere”
Il 13 settembre riprenderò servizio nel mio “antico” luogo di lavoro. Non è una scelta volontaria ma un imposizione figlia di atto deciso “a maggioranza”. Chi mi conosce sa che ho sempre detto di ritenermi una persona fortunata perché in questi 21 anni di distacco sindacale ho ricevuto uno stipendio per fare ciò che mi piace: il sindacalista. Eppure la mia adesione alla mozione di minoranza “la Cgil che vogliamo” pare oggi un elemento ostativo a continuare a svolgere proprio il ruolo di sindacalista. L’alternativa che viene posta a chi dissente dall’attuale linea della CGIL quella di incarichi fuori dalla CGIL (che impedisce alcun contatto diretto con i lavoratori e le lavoratrici) oppure si viene messi alla porta.
La questione non è quindi il rientro “in produzione”, si sarebbe detto una volta, ma la motivazione perché questo avviene. Non ho voluto accettare ricatti, ne ora intendo subire passivamente discriminazioni. Rivendico il diritto di poter portare una posizione diversa anche tra i nostri iscritti e le nostre iscritte. Appare evidente come questo gruppo dirigente maggioritario nel nostro sindacato ormai ha come priorità la incondizionata ricerca di unità con CISL e UIL (ricambiata da continui schiaffi come dimostra anche la vicenda dell’art. 8 da loro sostenuto dopo aver firmato l’accordo del 28 giugno). Al contrario la ricerca unitaria al nostro interno è esplicitamente rifiutata come elemento di intralcio per i rapporti unitari con le altri sigle sindacali.
Purtroppo il dibattito che ha seguito il congresso è stato condizionato da una involuzione che ha ridotto gli spazi democratici per il pluralismo, dove la forza dei numeri ha portato a scelte unilaterali, come accaduto sullo statuto approvato per la prima volta a maggioranza, ed ora anche nella selezione dei gruppi dirigenti. Non è per vantarmi dei “gradi”, ma ricordo di essere stato nominato vicepresidente del direttivo CGIL per fare una riflessione. Questo incarico è in CGIL un incarico di quelli che si definiscono “di garanzia” cioè che non hanno “potere” ma svolgono un ruolo istituzionale di riconoscimento delle diverse anime congressuali. Non essendo la minoranza nella segreteria confederale, questo è l’unico incarico confederale “elettivo” ricoperto da un compagno della minoranza congressuale: rendergli difficile la propria attività sindacale è emblematico di quale sia l’idea di pluralismo della maggioranza in CGIL e non è certo un fulgido esempio di democrazia.
Chiedo ai miei amici una cosa sola: combattere contro la prevaricazione."Chi non conosce la verità è uno stolto, ma chi, conoscendola, la chiama menzogna è un delinquente." Betolt Brechthttps://www.facebook.com/notes/licenziati-dalla-cgil/fuori-unaltro-ma-dove-ci-porter%C3%A0-tutto-questo/164970633586163
Una storia sbagliata
“chi può più di quanto sappia, lascia il sapere e sceglie il potere”
Il 13 settembre riprenderò servizio nel mio “antico” luogo di lavoro. Non è una scelta volontaria ma un imposizione figlia di atto deciso “a maggioranza”. Chi mi conosce sa che ho sempre detto di ritenermi una persona fortunata perché in questi 21 anni di distacco sindacale ho ricevuto uno stipendio per fare ciò che mi piace: il sindacalista. Eppure la mia adesione alla mozione di minoranza “la Cgil che vogliamo” pare oggi un elemento ostativo a continuare a svolgere proprio il ruolo di sindacalista. L’alternativa che viene posta a chi dissente dall’attuale linea della CGIL quella di incarichi fuori dalla CGIL (che impedisce alcun contatto diretto con i lavoratori e le lavoratrici) oppure si viene messi alla porta.
La questione non è quindi il rientro “in produzione”, si sarebbe detto una volta, ma la motivazione perché questo avviene. Non ho voluto accettare ricatti, ne ora intendo subire passivamente discriminazioni. Rivendico il diritto di poter portare una posizione diversa anche tra i nostri iscritti e le nostre iscritte. Appare evidente come questo gruppo dirigente maggioritario nel nostro sindacato ormai ha come priorità la incondizionata ricerca di unità con CISL e UIL (ricambiata da continui schiaffi come dimostra anche la vicenda dell’art. 8 da loro sostenuto dopo aver firmato l’accordo del 28 giugno). Al contrario la ricerca unitaria al nostro interno è esplicitamente rifiutata come elemento di intralcio per i rapporti unitari con le altri sigle sindacali.
Purtroppo il dibattito che ha seguito il congresso è stato condizionato da una involuzione che ha ridotto gli spazi democratici per il pluralismo, dove la forza dei numeri ha portato a scelte unilaterali, come accaduto sullo statuto approvato per la prima volta a maggioranza, ed ora anche nella selezione dei gruppi dirigenti. Non è per vantarmi dei “gradi”, ma ricordo di essere stato nominato vicepresidente del direttivo CGIL per fare una riflessione. Questo incarico è in CGIL un incarico di quelli che si definiscono “di garanzia” cioè che non hanno “potere” ma svolgono un ruolo istituzionale di riconoscimento delle diverse anime congressuali. Non essendo la minoranza nella segreteria confederale, questo è l’unico incarico confederale “elettivo” ricoperto da un compagno della minoranza congressuale: rendergli difficile la propria attività sindacale è emblematico di quale sia l’idea di pluralismo della maggioranza in CGIL e non è certo un fulgido esempio di democrazia.
Chiedo ai miei amici una cosa sola: combattere contro la prevaricazione."Chi non conosce la verità è uno stolto, ma chi, conoscendola, la chiama menzogna è un delinquente." Betolt Brechthttps://www.facebook.com/notes/licenziati-dalla-cgil/fuori-unaltro-ma-dove-ci-porter%C3%A0-tutto-questo/164970633586163
le-bugie-di-sacconi-sullart-18-una-storia-operaia
Gigi Malabarba
Accordo sindacati-azienda. Per cui, dopo anni costellati da provvedimenti di espulsione attraverso liste pilotate di cassintegrati da collocare a 'zero ore' e di successive vertenze che riuscivano a vanificarne i propositi (stiamo parlando di decine di espulsioni e di reintegri.), una parte dei sindacati insieme all'azienda definisce accordi che consentono di concentrare alcuni dei lavoratori più sindacalizzati - e quindi scomodi - e alcuni invalidi in reparti destinati alla chiusura: tutti in mobilità, quindi nessuna discriminazione.
Reintegrato grazie all'articolo 18. E' attraverso il combinato disposto dell'azione dell'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori (condanna dell'azienda per attività antisindacale) e dell'articolo 18 della medesima legge (obbligo di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa) che ottengo il diritto a rientrare nel mio posto di lavoro. Il giudice del lavoro in prima istanza e la Corte d'Appello successivamente riconoscono l'esplicita volontà persecutoria della Fiat, a cui viene imposto di cancellare il provvedimento 'politico'.
Attacco all'articolo 18. Confindustria e governo Berlusconi, con l'appoggio di alcuni sindacati complici (la definizione è del ministro Sacconi) e di insigni giuristi democratici come il professor Pietro Ichino, decidono di sferrare un attacco aperto all'articolo 18, ricevendo una straordinaria risposta di massa: chi può dimenticare le centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici che invasero Roma il 23 marzo 2002, forse la più grande manifestazione del dopoguerra?
Fine della persecuzione. La Fiat, che sperava di beneficiare dei favori del governo amico, era ricorsa in Cassazione contro il mio reintegro. Ma, a pochi giorni dalla convocazione delle parti al Palazzaccio e di fronte all'assenza delle modifiche di legge sperate; anzi, alla vigilia di un referendum che chiedeva persino l'estensione dello Statuto alle aziende con meno di 16 dipendenti, per la prima volta nella storia - a quanto risulta per casi analoghi - rinuncia alla Cassazione e pone fine alla persecuzione.
Sacconi e Maroni a favore dei licenziamenti facili. Da allora il ministro Sacconi, così come il ministro Maroni, ma non solamente loro, si affannano a studiare le strade per imporre la libertà di licenziamento attraverso operazioni di aggiramento dello Statuto, legate all'introduzione di nuove norme contrattuali, cosiddette flessibili. Non contento, nell'attuale manovra finanziaria Sacconi ha inserito il famigerato articolo 8, che consente a una rappresentanza sindacale aziendale di poter derogare con un accordo alle leggi nazionali, ivi compreso ovviamente il noto articolo 18 dello Statuto.
Ministro bugiardo. Non ho bisogno di aggiungere argomenti per definire bugiardo il ministro che nega tutto ciò, ma non certo per ignoranza, dato che per i suoi trascorsi di dirigente sindacale della componente socialista della Cgil ben conosce la materia. Oggi sarebbe sufficiente non la maggioranza delle Rsu, terminali aziendali di sindacati comparativamente rappresentativi, ma un semplice sindacato di comodo (come il padano Sin.pa) che sottoscrivesse un accordo con l'impresa per cancellare con una firma leggi e contratti.
Un attentato alla Costituzione, senza ombra di dubbio. E sarebbe giusto, oltre agli scioperi e alle iniziative legali e istituzionali di ogni tipo evocate dai palchi dello sciopero generale del 6 settembre, provare anche ad agire con forme di insubordinazione non convenzionali, quando in pericolo è la democrazia. E cancellare per decreto le organizzazioni sindacali non complici è questo.
Ma come la mettiamo con l'accordo del 28 giugno sottoscritto dalle parti sociali, Cgil compresa, che consente le stesse identiche deroghe, anche quella sui licenziamenti, purchè si tratti di accordi aziendali sottoscritti dalla maggioranza delle Rsu dei sindacati firmatari di quel 'patto sociale'? In tutto il gruppo Fiat la Fiom e i sindacati di base non firmatari dei diktat di Marchionne sarebbero cacciati dalle fabbriche perché 'minoranza'! L'operaio e delegato sindacale Malabarba sarebbe stato licenziato e mai più reintegrato e tutta quella sollevazione popolare del 2002-2003 buttata al vento. Sacconi è un bugiardo, ma Susanna Camusso per poter contrastare la liquidazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori deve ritirare quella firma di giugno, che ha aperto la strada al decreto governativo, come le chiedono la Fiom e tutte le forze sindacali non complici.
http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/le-bugie-di-sacconi-sullart-18-una-storia-operaia
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