La mobilità sostenibile

La mobilità sostenibile

martedì 22 novembre 2011

ECCO COME 10 ANNI DI GOVERNO BERLUSCONI HANNO DISTRUTTO L'ITALIA: TUTTI I DATI,GRAFICI E TABELLE.

10 anni di governo Berlusconi, dovevano essere gli anni della "Rivoluzione liberale", del "Meno tasse per tutti" e del "Nuovo miracolo italiano". Sono stati 10 anni di fallimenti, sotto ogni punto di vista. Sfiga, ignoranza, incapacità, o tutte e tre le cose messe assieme, sta di fatto che il baratro si spalancava sempre con il Cavaliere al potere. E questi grafici lo dimostrano.
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domenica 13 novembre 2011

Parigi come Palermo tutti sanno dovè,ma nessuno ci andrà.........in treno!

A Lione solo con treni francesi
Le Fs ti fanno passare da Milano

Da dicembre addio alle linee Artesia: il collegamento con convogli italiani obbligherà a un'odissea attraverso Lombardi e Svizzera per un totale di quasi undici ore

di MARIACHIARA GIACOSA DA DICEMBRE in Francia si va con i francesi. A meno che uno non abbia intenzione di prendersi un giorno di ferie per fare poco meno di 320 chilometri. Dal 12 dicembre infatti spariscono dall'orario ferroviario i treni veloci di Artesia, la società di Trenitalia e Ferrovie francesi, che si è sciolta alcuni mesi fa e che fino ad ora ha garantito tre collegamenti al giorno tra Torino e Lione. Sparirà anche il servizio di autobus messo in piedi da Piemonte e Rhone Alpes per ovviare ai disservizi provocati dai lavori degli ultimi anni sulla linea ferroviaria e alla soppressione di alcuni treni per problemi di omologazione.

L'unica soluzione made in Italy per passare le Alpi resterà un lunghissimo giro passando da Milano, dalla Svizzera, per poi scendere verso la Francia e Lione. Un esempio? Si può partire alle 8.30 da Porta Nuova, fare tappa a Milano Centrale, gironzolare per il nord ovest, passando ben tre confini, per poi approdare quasi 11 ore dopo in terra lionese. Se poi si parte alle sei di sera, possono servire addirittura tre treni e 14 ore e mezza di dondolio ferroviario prima di arrivare a destinazione. Insomma, un'odissea.

Si rassegnino i patriottici, per espatriare in carrozza sarà meglio affidarsi ai cugini d'oltralpe. Il servizio sarà presentato solo il 22 novembre, ma qualche anticipazione si sa già. Tre treni al giorno  -  mattino, ora di pranzo e tardo pomeriggio  -  partiranno da Milano per raggiungere Lione Saint Exupery, che è la stazione dell'aeroporto collegata
con la città con treni metropolitani e autobus. Durata del viaggio: tre ore e mezza. Fermate a Torino, Oulx e Bardonecchia, dove il treno potrà fermarsi perché si tratta di stazioni di confine. Ancora incerte, per decisione dell'Ufficio di regolazione dei servizi ferroviari (lo stesso che ha stoppato per due volte Arenaways), le fermate a Novara e Vercelli. A gestire il servizio sarà la Svi, Servizio viaggiatori Italia, una società creata appositamente dalle Ferrovie francesi per sbarcare sul mercato italiano dopo la fine della partnership con Trenitalia. Fino a giugno sarà l'unica soluzione per mettere piede, via treno, in terra francese. Per l'estate dovrebbero invece arrivare i nuovi collegamenti giornalieri Torino-Lione annunciati a settembre dalla nuova società creata da Trenitalia e Veolia, il colosso francese della mobilità. Ma su questo ancora non ci sono dettagli.

Novità da dicembre anche per raggiungere Roma. Si allunga di 13 minuti il viaggio dei Frecciarossa tra Torino e la capitale e di 6 minuti quello in direzione contraria. Questione di spinta a parte, la causa dell'allungamento è la nuova fermata di Roma Tiburtina che "mangerà" oltre 10 minuti sul ruolino di marcia dei treni superveloci, ma offrirà la doppia opzione per chi deve muoversi all'interno di Roma. Passano poi da due a quattro i collegamenti ad alta velocità per Napoli, mentre rallenta il treno di metà mattina per Milano che da Frecciarossa diventa Frecciabianca, analogo ai vecchi intercity.

Brutti momenti davanti a palazzo Grazioli

12 novembre 2011
Brutti momenti davanti a palazzo Grazioli

Tira aria di smantellamento, eppure certi personaggi la loro boria non la perdono neanche quando è palese che this is the end. Non deve perciò sorprendere che il ministro Sacconi abbia reagito in maniera così sgarbata a chi gentilmente lo invitava al riposo casalingo:
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi al suo arrivo a Palazzo Grazioli per l’ufficio di presidenza del Pdl e’ stato accolto dalle urla “A casa a casa” di alcuni manifestanti. Sacconi ha risposto alzando il dito medio, mentre il ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna ha risposto al grido “Andate a casa” dicendo “Ci stiamo andando, cosi’ da domani sarete piu’ contenti”.
Anche le Carfagne due volte al giorno dicono qualcosa di giusto.

mercoledì 2 novembre 2011

NEMO PROFETA IN PATRIA

........................................................................Ferrovie dello Stato replica all'estinzione del servizio, in primis con una precisazione: "I treni che saranno cancellati rientrano in un contratto di servizio con lo Stato, e se dal ministero non ci arriva la richiesta quella tratta non viene attivata". Con l'aggiunta di ragioni dettate dal mercato. "L'avvento dell'alta velocità da una parte  -  spiegano ancora da Ferrovie  -  e gli aerei low cost dall'altra hanno ridotto di molto la domanda dei treni notturni. L'Italia è rimasta uno degli ultimi Paesi che li mantiene". Contro questa decisione si è però già espressa la Regione. L'assessore ai Trasporti Barbara Bonino ha infatti scritto una lettera all'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti e al ministro Altero Matteoli, per chiedere "La tutela dei treni a lunga percorrenza e delle 63 famiglie legate ai dipendenti della Servirail l'ex Wagon Lits". Si tratta dei lavoratori che da sempre si occupano dei vagoni letto. Qualche giorno fa si sono visti recapitare a casa la lettera di licenziamento. "Abbiamo chiesto  -  spiega Bonino  -  che almeno vengano integrati nell'organico di Trenitalia". Ora si attende una risposta.

sabato 22 ottobre 2011

La Matita Rossoblu: "Siamo state abbandonate anche dalla Camusso"

La Matita Rossoblu: "Siamo state abbandonate anche dalla Camusso": di Enrico Bandini 15 ottobre 2011 "Siamo state abbandonate anche dalla Camusso". La produzione del gruppo Golden Lady - che si fregia ...

"Siamo state abbandonate anche dalla Camusso"

di Enrico Bandini
15 ottobre 2011

"Siamo state abbandonate anche dalla Camusso". La produzione del gruppo Golden Lady - che si fregia ancora del marchio made in Italy - è trasferita totalmente in Serbia. La riconversione del sito produttivo resta un miraggio. Così è scomparsa dalla scena una delle ultime grandi industrie della Romagna

L’Omsa come la Vynils: cronaca di una morte annunciata. A Faenza non ci sono segnali per la riconversione del sito produttivo. Non migliore è la situazione negli stabilimenti dell’industria chimica di Porto Torres e Marghera, che sono prossimi alla chiusura.

Se ne è parlato alla libreria Mody Dick di Faenza in un incontro organizzato dal “Gruppo dello zuccherificio per la legalità, la Costituzione e la libera informazione”. Invitati, a colloquio con una rappresentanza delle operaie dell’Omsa, Michele Azzu e Marco Nurra, autori del libro “Asinara revolution” e inventori del blog www.isoladeicassintegrati.com.

I due ventisettenni sardi e le operaie faentine si sono conosciuti in Piazza San Giovanni a Roma, lo scorso 10 settembre, in occasione di un tavolo sul lavoro organizzato dal blog dell’Isola. C’erano Indignati, esponenti del Popolo viola e rappresentanti di tutte le principali vertenze lavorative italiane: Vinyls, Omsa Faenza, Tacconi, Agile-Eutelia, Basell, Fiat, Teleperformance, Aiazzone, Teatro Valle Occupato.

Sono 242 le operaie ancora in forza allo stabilimento produttivo della Golden Lady Spa, di cui il marchio Omsa fa parte. Solo 30 di loro varcano i cancelli degli stabilimenti produttivi per 4 ore al giorno e intanto la sabbia nella clessidra della cassintegrazione continua a scorrere inesorabile. Restano solo 5 mesi al 14 marzo 2012, giorno in cui cesseranno gli ammortizzatori sociali. Intanto di soluzioni in vista neanche l’ombra.

Alla Vynils pare che un accordo sia stato trovato solo per i 35 operai della fabbrica ravennate, mentre ai colleghi di Porto Torres e Marghera (200 per stabilimento, più tutte le migliaia dell’indotto) non resta che la protesta a oltranza. In Sardegna la forza è quella della disperazione di chi capisce che non ce la farà, nonostante un anno e mezzo di occupazione dell’Asinara, un paradiso della natura tutt’altro che ospitale. A Marghera invece gli operai sono tornati sulla torcia dell’impianto, una torre alta 150 metri.

Il 25 maggio e il 25 luglio sono stati organizzati due tavoli ministeriali, il primo a Bologna, il secondo a Roma, per rilevare e riconvertire il sito produttivo dell’Omsa. A maggio nella sede bolognese della Regione c’erano Gianpiero Castano del ministero dello Sviluppo economico, Giancarlo Muzzarelli assessore regionale alle attività produttive, Claudio Casadio presidente della Provincia di Ravenna, Giovanni Malpezzi sindaco di Faenza, Germano Savorani assessore al lavoro del Comune Manfredo e l’azienda Golden Lady rappresentata dal responsabile del personale Federico Destro. In quella data è stato individuato l’advisor che si deve occupare di trovare investitori interessati all’acquisto dei due grandi capannoni di proprietà della Golden Lady. L’uomo designato per questo ruolo chiave è l’ingegnere Marco Sogaro, rappresentante della società torinese di consulenza fiscale Wollo Srl. Sogaro, raggiunto telefonicamente dal fattoquotidiano.it ha dichiarato di non poter fornire alcun dettaglio sulla vicenda Omsa, in quanto legato a “un patto di riservatezza” con la proprietà Grassi.

Ma da chi ottenere risposte, se i proprietari storicamente hanno scelto la linea del silenzio? In questi anni l’interlocutore aziendale, l’uomo che siede ai tavoli ministeriali per Golden Lady è stato Federico Destro, l’uomo irreperibile, perennemente fuori azienda quando lo si cerca. La sua linea è sempre stata quella del silenzio: mai una parola con la stampa.

Il 25 luglio è stata la volta di un secondo incontro al Ministero dello sviluppo economico, due mesi dopo il tavolo di maggio. In quell’occasione l’incontro con il ministro Paolo Romani è servito a verificare a che punto fosse l’attività dell’advisor incaricato, ma nulla di fatto, ancora una volta.

Ci sono dei contatti” è il mantra che si sentono ripetere le operaie, ma quali non è dato loro sapere, per “una questione di riservatezza”.

Poche parole si lasciò sfuggire Sogaro a giugno, quando da poco aveva ricevuto l’incarico: “Comprendo l’aspetto sociale del problema, ma i tempi sono dettati da una situazione congiunturale di mercato che non dipende da noi”.

Da chi dipendano i loro guai lo sanno le operaie dell’Omsa. È diretta la denuncia della Filctem Cgil alla proprietà di Nerino Grassi, l’imprenditore di Castiglione delle Stiviere che “ha deciso di chiudere lo stabilimento di Faenza per continuare ad arricchirsi in Serbia, non rispettando l’accordo firmato al ministero dello Sviluppo economico il 18 febbraio scorso, il quale prevede di proseguire con la produzione ancora esistente e con la riconversione e rioccupazione delle lavoratrici”.

Un gruppo ristretto di queste continua a portare avanti l’impegno quotidiano, per mantenere i riflettori accesi sulla vertenza. Iniziano però a serpeggiare i malumori di chi sente di aver giocato ormai tutte le carte: la via sindacale, l’apparizione mediatica, la realizzazione del documentario “Licenziata” per la regia di Lisa Tormena, le “brigate teatrali dell’Omsa”, per raccontare attraverso il palcoscenico la favola nera dell’azienda, fino al boicottaggio dei negozi Golden Lady, presidiandone l’entrata nei sabati dello shopping.

Alcune operaie iniziano a nutrire anche una certa disillusione nei confronti dell’appoggio fornito dal sindacato. Non è stato chiarito ufficialmente dai vertici della Cgil perché sia stato rimosso dal suo incarico Idilio Galeotti, coordinatore Cgil del comprensorio faentino. Al sindacalista si deve la strategia, adottata sin dalla prima ora, che ha permesso alle lavoratrici di Omsa di arrivare ad Annozero e dare alla vertenza la eco che merita. Intanto molte operaie hanno restituito la tessera al sindacato, convinte che la mossa di ‘far fuori’ Galeotti sia da iscrivere in un contesto più ampio che giustifica -come si legge nel sito del Popolo viola di Faenza- “il sospetto che buona parte del mondo politico-istituzionale e sindacale avesse avallato da tempo la scelta di Golden Lady di chiudere l’Omsa e per questo avrebbe preferito il silenzio sulla vertenza”.

Accuse di un certo peso che un’operaia, sul suo profilo di Facebook, non ha risparmiato neppure al segretario generale della Cgil Susanna Camusso: “È avvilente, le abbiamo provate tutte! Prima abbiamo chiesto, poi gridato poi anche minacciato e raccolto firme. Abbiamo protestato con la Cgil provinciale, con quella regionale e addirittura con la nazionale, ma anche la signora Camusso che sbandiera tanto i diritti delle donne non ha voluto aiutarci”.

I problemi della faentina Omsa hanno ormai varcato i confini regionali e riguardano altri siti produttivi della Golden Lady. La multinazionale ha deciso di ridurre drasticamente la sua presenza in Italia: anche negli stabilimenti di Gissi (Chieti) e di Basciano (Teramo) sono in discussione centinaia di posti di lavoro e si prospetta il rischio chiusura.

Fa ridere, di un riso amaro certo, leggere sul sito in quattro lingue della Golden Lady che l’azienda si promuove come “un nome del made in Italy”, “una grande impresa che cammina insieme alla donna italiana” in “un percorso lineare fatto di valori precisi”. Bisognerebbe chiedere alle dipendenti dell’Omsa, “donne italiane”, se ritengono che la delocalizzazione si possa considerare un valore.

Non basta: anche la “mission” dell’azienda è un degna di nota: tra i “fattori che hanno contribuito al successo dell’azienda – si legge – c’è una capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato veloce e funzionale alle richieste”. Come dare torto a Golden Lady? Senza dubbio l’azienda è stata veloce, quanto inamovibile, nella sua decisione di spostare il ciclo produttivo in Serbia.

LO SCIOPERO DEGLI OPPIATI

E’ stata bassa, pari al 14,9%, l’adesione allo sciopero dei dipendenti delle ferrovie nella giornata di ieri, venerdì 21 ottobre del 2011. A darne notizia è stato il Gruppo FS nel ricordare come l’agitazione ieri, proclamata dalle Organizzazioni Sindacali, si sia svolta dalle ore 9 alle ore 17.